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In questa pagina riporterò alcune informazioni che possono essere utili alla popolazione, ovviamente referenziate dal punto di vista scientifico, come mio solito. Se avete dubbi scrivetemi e cercherò di rispondervi qua sotto.


Mi sono deciso a scrivere una specie di decalogo su mascherine chirurgiche o simili, nella speranza di chiarire un po' di dubbi:

1) iniziamo da un video che sta girando in cui si vede un vigile del fuoco spagnolo che usa un profumo spray per dimostrare che una mascherina in stoffa non serve. Quel video non è corretto perché quella che produce lo spray è una micronizzazione fine. Lo scopo di uno spray infatti è proprio di rimanere nell'aria per molto tempo. Uno starnuto o un colpo di tosse non produce una nebulizzazione di quel tipo (al caso uno spruzzino per acqua è assimilabile ad uno starnuto).

2) Le conoscenze scientifiche attuali ci dicono che il virus non si trasmette con aerosol fine, ma con le cosiddette droplet: goccioline più grandi, che cadono di solito in una distanza breve (da cui la distanza di 1-2m consigliata: se fosse diffuso tramite aerosol fine, non basterebbero 5-6 metri).

3) lo scopo delle mascherine non è di filtrare il virione, ma di fermare le goccioline in cui viene trasportato. Quindi tutti i discorsi sulle dimensione dei filtri (FFP2-FFP3) sono sostanzialmente inutili fuori dall'ambito sanitario.

4) Le mascherine chirurgiche sono sicuramente utili per ridurre la diffusione del virus. Cfr (ad esempio):

Leung, N. H. L., Chu, D. K. W., Shiu, E. Y. C., Chan, K.-H., McDevitt, J. J., Hau, B. J. P., … Cowling, B. J. (2020). Respiratory virus shedding in exhaled breath and efficacy of face masks. Nature Medicine 2020, 1–5.
doi 10.1038/s41591-020-0843-2


Non è vero che le mascherine chirurgiche non proteggano l'operatore. L'OMS le mette come DPI adeguati a lavorare con pazienti COVID nelle sue indicazioni (WHO. - 2020 -. Rational use of personal protective equipment for coronavirus disease 2019 (COVID-19) - Interim guidance - Tabella a pagina 3).

Se sono adeguate a lavorare con un paziente sicuramente COVID, magari anche sintomatico, sono sicuramente adeguate per una persona che mantiene le distanze e va a fare la spesa o a lavorare.


5) Una mascherina FFP2 o FFP3 fuori dall'ambito ospedalieri con pazienti COVID è uno spreco inutile: tra l'altro hanno un'autonomia limitata di qualche ora, dopo i filtri non funzionano più. Per cui o ne avete uno stock oppure riutilizzare la stessa per giorni è inutile.

6) In assenza di una mascherina chirurgica (che sarebbe comunque monouso) per una situazione normale (quindi non a stretto contatto con pazienti COVID, mantenendo comunque la distanza il più possibile) anche una qualsiasi protezione di stoffa è utile. Ci sono studi scientifici che dimostrano che anche un banale strofinaccio da cucina riesca a dare una protezione che è il 50% circa di una mascherina chirurgica certificata. Se fai una cosa a triplo strato, probabilmente la percentuale si alza, ma anche un 50% (in aggiunta a tutto il resto già detto: distanza, mani pulite etc) non è affatto male.
Cfr (sempre ad esempio):

van der Sande, M., Teunis, P., & Sabel, R. (2008). Professional and home-made face masks reduce exposure to respiratory infections among the general population. PloS One, 3(7), e2618.
doi 10.1371/journal.pone.0002618

Se non avete una mascherina in stoffa, anche una sciarpa o uno scaldacollo o qualsiasi altra cosa davanti a naso e bocca sono comunque utili.

7) Le maschere con valvola NON ANDREBBERO MAI USATE fuori dall'ambito ospedaliero (perché lasciano passare l'espirazione, senza filtri)

8) Il CDC americano da qualche giorno consiglia l'utilizzo di mascherine di stoffa (quindi non FFPX e non chirurgiche) a tutta la popolazione.

9) Nel preciso istante in cui sto scrivendo questa nota (5/3), durante la conferenza stampa delle 18, il Prof. Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ha consigliato chiaramente alla popolazione di utilizzare mascherine filtranti (che sono queste di stoffa, non FFPX e non certificate).

10) Nota a margine su come mettere e togliere correttamente una mascherina:

a) lavarsi bene le mani.

b) Mettersi la mascherina, coprendo accuratamente NASO E BOCCA (niente giro con naso fuori dalla mascherina). Se c'è uno stringinaso in metallo, fatelo aderire ACCURATAMENTE a naso e zigomi. IMPORTANTE: le mascherine chirurgiche certificate hanno una parte colorata e una parte bianca. La colorata va all’esterno, la bianca verso la bocca. Se portate gli occhiali metteteli SOPRA la mascherina (si appannano di meno).

c) Uscite di casa e non toccare più la mascherina finché non rientrate.

d) Quando ritornate a casa, rilavate le mani

e) Togliete la mascherina prendendola RIGOROSAMENTE PER GLI ELASTICI e buttatela se è una di quelle monouso, mettetela a lavare se è in stoffa: acqua e detersivo è sufficiente, il SARS-CoV2 è un virus che viene danneggiato facilmente dai detergenti o da altre situazioni del genere. Se lo lavate a 60° in lavatrice va benissimo, ma probabilmente basta una temperatura più bassa se l'ammollo è lungo. Se utilizzate alcool o candeggina diluiti va anche bene.

f) Lavatevi le mani nuovamente prima di toccare qualsiasi altra cosa.

Sentitevi liberi di condividerlo come volete. Se lo condividete via Whatsapp o simili, fatelo integralmente, riportando sempre la mia firma.

Dott. Dario Padovan - Biologo



Risposte alle domande che mi sono state fatte:

1) Domanda: c’è modo di riutilizzare quella chirurgica? Intendo off-label, perché di norma è monouso, come hai detto.

Risposta: Ci sono protocolli ufficiosi in giro, ma ovviamente nulla di certo. Conosco colleghi che lavorano in laboratorio analisi che usano una disinfezione con alcol e riposo in scatola ermetica chiusa overnight. C’è anche un video sul sito di un quotidiano che riporta questo protocollo, spiegato da una farmacista, ma ovviamente questo metodo non è certificato da nessuno. Anche un po' di tempo in UV-c e ozono probabilmente funziona bene, ma anche questo non è né certificato né tantomeno garantito (tra l’altro l’utilizzo di UV-C e ozono sono potenzialmente pericolosi e vanno utilizzati solo da persone competenti e consce dei rischi).

2) D: E il microonde?

Risposta: in teoria ci possono essere varie cose che possono inattivare il virus. I coronavirus sono virus dotati di mantello (una piccola membrana che li avvolge) per cui tendenzialmente sopportano male gli stress (calore, solventi, tensioattivi etc). Ho trovato un solo lavoro che parli di microonde e coronavirus:


Elhafi, G., Naylor, C. J., Savage, C. E., & Jones, R. C. (2004). Microwave or autoclave treatments destroy the infectivity of infectious bronchitis virus and avian pneumovirus but allow detection by reverse transcriptase-polymerase chain reaction Microwave or autoclave treatments destroy the infectivity. Avian Pathology, 33(3), 303–306.
doi 10.1080/0307945042000205874


che dimostra (testando però un ALTRO coronavirus) che bastano 20-30 secondi di microonde alla massima potenza per inattivare diversi virus (oltre al coronavirus della bronchite aviaria infettiva, che è un coronavirus , sono stati testati anche altri virus tipici del pollame).

Sempre lo stesso articolo riporta anche un altro lavoro in cui il trattamento a microonde è stato utilizzato per inattivare (in tempi variabili entro i 4 minuti) diversi virus umani (rhinovirus, influenzavirus, adenovirus e anche il virus dell'herpes simplex).

il lavoro in questione è


Young, S. K., Graves, D. C., Rohrer, M. D., & Bulard, R. A. (1985). Microwave sterilization of nitrous oxide nasal hoods contaminated with virus. Oral Surgery, Oral Medicine, Oral Pathology, 60(6), 581–585.
doi 10.1016/0030-4220(85)90355-X



Ho trovato anche un lavoro


Siddharta, A., Pfaender, S., Malassa, A., Doerrbecker, J., Anggakusuma, Engelmann, M., … Steinmann, E. (2016). Inactivation of HCV and HIV by microwave: a novel approach for prevention of virus transmission among people who inject drugs. Scientific Reports, 6, 36619.
doi 10.1038/srep36619



in cui si dimostra che anche il virus HIV e HCV (responsabili dell'AIDS e dell'epatite C) vengono inattivati dal trattamento in microonde entro 3 minuti a massima potenza (800W, in questo lavoro).

Considerando che microonde disponibili adesso sono migliori e più potenti rispetto a quelli del lavoro del 1985 (che parla di 700W) e anche del lavoro del 2004 (900W) e del 2016 (800W), è probabile che anche il SARS-CoV2 sia inattivato con qualche minuto di microonde alla massima potenza (tendenzialmente 900-1000W, adesso, da quello che ho visto in giro su internet), ma al momento non ci sono dati scientifici specifici a garantirlo. Quindi anche questo metodo, seppur teoricamente possa dare risultati positivi, non è al momento né garantito né tantomeno certificato.


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